È che la Sottoscritta assomiglia alla Genitrice molto più di quanto le piaccia ammettere. E non soltanto fisicamente, anche se gli occhi castani e miopi, i capelli castani mossi ricci, la bassezza e la corporatura esile sono caratteristiche di entrambe; ma sopratutto caratterialmente – negli aspetti peggiori, degli isterismi e del vittimismo.
È che la Sottoscritta ha sempre tentato in un certo modo di essere simile alla Genitrice, dal momento che Lei s'è sempre mostrata come esempio di perfezione. E proprio per questo Mi è sempre sembrata così irraggiungibile – Lei, dall'alto dei suoi voti altissimi e delle borse di studio vinte; Lei, che a poco più di vent'anni ha tirato su una famiglia ed un figlio da sola, quando l'altro Genitore lavorava a Milano e scendeva soltanto una volta al mese; Lei, che a diciott'anni lavorava già di ruolo, e perfino quando andava a scuola già aiutava la propria famiglia dando ripetizioni alle "ragazze ricche"; Lei, che si è cresciuta da sola. Sempre Lei, Lei, Lei.
Forse è per questo che Lei ha sempre saputo così poco di me: ho sempre avuto timore di deluderla e di essere derisa, di essere additata come la solita stupida, povera ragazzina ingenua di casa.
Chissà se ha mai immaginato quanto mi pesassero, all'epoca, quegli abbracci non dati perché la Mamma è stanca, quei rifiuti al contatto fisico, quei bambini con cui invece Lei parlava, che abbracciava, a cui sorrideva perché Guarda, c'è la Maestra!, ritornello presente ogni volta che entravamo in qualche negozio. E quelle confidenze non dette per paura della Sua presenza ingombrante, e sapere che Lei era scontenta di me.
Perché Lei voleva sempre che fossi non brava, ma la migliore, come lo era stata Lei: ricordo di pomeriggi interi passati davanti ad un foglio bianco finché il risultato non la soddisfaceva – o finché le mie lacrime e i miei pianti per i suoi rimproveri e le sue urla avevano attirato l'attenzione dell'altro Genitore. E i litigi, i Suoi isterismi, le Sue grida e la Sua mania di alzare le mani su di Me che ero troppo piccola e spaventata per opporre resistenza; il Suo prendersela con Me per qualcosa che Io non avevo fatto e che quasi sempre aveva fatto il Maggiore, che con i suoi dieci anni di maturità in più se la squagliava puntualmente. E il Suo veleno, il Suo non permettermi di uscire con le Mie amiche perché non sono vere amiche, ti tradiranno alla prima occasione, sei troppo stupida perché qualcuno possa interessarsi alla tua compagnia, non ti accorgi che ti stanno solo usando perché sei brava?, che mi hanno portato ad isolarmi negli anni in cui avrei voluto fare più amicizie.
Forse è per questo che lei non sa nulla di me.
Sopratutto dal punto di vista sentimentale e sessuale. Seppe soltanto di una mia storia, e solo perché quel Lui mi aveva obbligato a dirglielo – e anche là fu solo capace di preoccuparsi per la differenza d'età, ritenendomi troppo ingenua ed immatura e raccomandandosi di non andare a casa sua.
Mi chiedo come la prenderebbe, se sapesse che non sono più vergine da tempo.
Un giorno, forse fra qualche anno, mi siederò ad un tavolino con Lei, con un tè fumante davanti, e Le racconterò cosa si è persa della mia adolescenza. La mia Prima Volta, la Rabbia cieca e la Disperazione, la Psicologia della scuola, i sogni infranti, le cotte mai dichiarate e le amicizie finite, i ritardi, i tradimenti affettivi e di sostanza, le aspettative e tutte quelle cose che da piccola sognavo di cambiare, ripetendomi un giorno e ritardando i momenti per non sentirmi sufficientemente pronta.
Ma non è un rimprovero, questo intervento. Non la reputo una cattiva madre; ne conosco di peggiori. Lei ha fatto del suo meglio, e con Me non è stato affatto facile; non le ho mai semplificato il compito: so che non sono mai stata quello che Lei voleva, so anche che non sono mai stata voluta – con candore me l'hanno confermato il giorno di Natale mia nonna e mia zia. A volte si lascia scappare che vorrebbe ci fosse l'Altra, al posto mio, quella che non è nata. A volte lo fa apposta per ferirmi, quando è particolarmente arrabbiata. Le cose ripetute più volte, per quanto possano aver fatto male, attenuano il loro effetto e alla fine scivolano semplicemente addosso.